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Anni 2010

Mission: Impossible 4 – senza Ving Rhames

2011. Regia di brad Bird, con Tom Cruise, Jeremy Renner, Paula Patton, Simon Pegg e Michael Nyqvist, Josh Holloway. Musiche di Michael Giacchino. Budget 145 milioni, incasso 695 milioni.

Trama: Ethan deve evitare la guerra nucleare tra Russia e USA.

Viene forzatamente cancellata la storia d’amore di Ethan del terzo capitolo, e il protagonista torna ad essere l’eroe solitario pronto a tutto per salvare l’umanità.

Cose belle: la scena iniziale nel Cremlino e quella della scalata del grattacielo (anche se un po’ troppo esibizionista). Il personaggio di Benji.

Cose brutte: trama troppo fredda, non coinvolgente e poi manca il simpatico Ving Rhames.

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Anni 2010

Everly – Salma Hayek contro tutti

2014. Regia di Joe Lynch, con Salma Hayek

Trama: Everly, barricata nel suo appartamento, deve proteggere se stessa e la sua figlioletta da una serie di sicari

Botte e sparatorie con sangue e violenza in stile Tarantino-Rodriguez, completamente ambientato in un unico appartamento (direi in una sola stanza),

Cose belle: bellissima Salma Hayek. La strage di meretrici iniziale. Il simpatico uomo morto sul divano. Il cane banzai.

Cose brutte: nessuna.

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Anni 2010

The Courier – Olga cattivissima

2019. Regno Unito. Regia di Zackary Adler, con Olga Kurylenko, Gary Oldman, Amit Shah.

Trama: Un super boss deve uccidere il testimone chiave di un processo che lo manderà in galera per sempre. Una buona samaritana si trova nel mezzo.

Una sorta di mix tra Die Hard e The Transporter. Ambientato (quasi tutto) in un parcheggio sotterraneo. trama essenziale anche se cerca di creare inutili colpi di scena.

Cose belle: Olga Kurilenko cattivissima che ammazza tutti in modo anche abbastanza splatter. Divertente il coprotagonista Amit Shah. Gary Oldman che fa poco ma quello che fa, lo fa alla grande, soprattutto quando urla.

Cose brutte: inutile la figlia del boss e debole anche il cattivo (non Gary Oldman, quell’altro nel garage).

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Sabotage – una lacrima sul viso di Schwarzenegger

2014. USA. Regia di David Ayer, con Arnold Schwarzenegger, Sam Worthington, Olivia Williams, Terence Howard, Josh Holloway

Trama: un gruppo di agenti dell’antidroga tenta di rubare 10 milioni di dollari ma qualcosa va storto.

Per la prima volta nella sua carriera Schwarzenegger cala giù la sua storica “maschera” da eroe d’azione comico e prova un ruolo drammatico. [Se vi piace la lacrimuccia sul suo volto allora guardatevi l’horror-dramma Maggie, uscito in Italia con l’odioso titolo Contagious – epidemia mortale].

Cose belle: bello vedere Arnold in un ruolo drammatico. Epica la scena finale soprattutto per i primi piani di Arnold mentre uccide.

Cose brutte: il taglio di capelli di Arnold. Ad eccezione forse di Lizzy e Breacher gli altri personaggi sono soltanto carne da macello. Inutilmente troppo violento.

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Warrior – perché raccontare un dramma familiare con le parole quando puoi farlo con le botte?

2011. USA. Regia di Gavin O’Connor, con Joel Edgerton, Tom Hardy, Nick Nolte, Jennifer Morrison. Budget 25 milioni, incasso 23 milioni.

Trama: due fratelli (e un padre) partecipano al più importante torne di MMA della storia.

“Tutti i Rocky messi insieme”

Nanni Cobretti, i400calci

Cose belle: spettacolare Tom Hardy e ancora di più Nick Nolte (bellissimi loro due in hotel). Il cattivissimo Kobe è interpretato nientepopodimeno che da Kurt Angle. Bellissimi i combattimenti, ma soprattutto l’empatia che si crea intorno ai protagonisti, non facevo il tifo così dai tempi di Rocky.

Cose brutte: nessuna

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Anni 2010 Commenti brevi

Hanna – Ti ho mancato il cuore

2011. Regia di Joe Wright, con Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett. Musiche dei Chemical Brothers. Budget 30 milioni, incasso 65 milioni.

Primo e unico film d’azione dell’inglese Joe Wright che propone una specie di Nikita in versione teen. Risultato ben riuscito anche se la trama viene quasi interrotta da un finale troppo veloce, al contrario la storia si apprezza meglio nella più recente serie tv di Amazon (a luglio esce la seconda stagione).

Cose belle: ottimi i personaggi, bravissima Saoirse Ronan e Cate Blanchett. Bravo anche Eric Bana che non vedevo da quell’Hulk del 2003. Bellissime le musiche dei Chemical Brothers. Brava anche la piccola Jessica Barden (Sophie) che sarà poi la protagonista di The end of the fucking world.

Cose brutte: finale troppo veloce e inconcludente.

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Anni 2010 Commenti brevi

John Wick 3 – "Armi, tante armi"

John Wick 3. Regia di Chad Stahelski. Protagonista Keanu Reeves, Halle Barry e Laurence Fishburne. Budget 75 milioni, incasso 327 milioni.

Trama: John Wick cerca di affrontare le conseguenze delle sue azioni

Cose belle: il primo combattimento a colpi di libri in faccia, il combattimento a cavallo, il combattimento in moto, il combattimento nel museo delle armi, il combattimento finale due contro uno (con Yayan Ruhian, quel pazzo scatenato di The Raid), Reeves lanciato più e più volte contro diverse teche di vetro (che mi sembra una citazione di Police Story di Jackie Chan), il secondo combattimento finale uno contro uno, bellissima Halle Berry, che si è rotta tre costole durante le riprese, e le scene d’azione coordinate tra lei, Reeves e i cani col giubotto antiproiettile.

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Anni 2010 Commenti brevi

John Wick 2 – Uccidere Scamarcio

2017. Regia di Chad Stahelski, con Keanu Reeves. Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini, Laurence Fishburne, Franco nero. Budget 40 milioni, incasso 171 milioni.

Trama: John Wick viene costretto da Santino D’antonio a rendergli un debito.

Sequel di John Wick (2014), alla regia di nuovo lo stuntman Chad Stahelski senza però il compagno David Leicht impegnato con Atomica Bionda.

Cose belle: Uccidere Scamarcio. L’eccezionale partecipazione di Franco Nero. Claudia Gerini nuda (anche se non si vede molto). Keanu Reeves e Laurence Fishburne di nuovo insieme nello stesso film. La sparatoria alle terme di Caracalla. Il Continental e le sue regole. John Wick che si prepara per il lavoro come se stesse organizzando un matrimonio, prima dal sarto per un bel vestito antiproiettili su misura, poi dal sommelier per il menu, ovvero il set di armi.

Cose brutte: Riccardo Scamarcio.

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John Wick – il ritorno degli stuntmen

2014. Regia di Chad Stahelski e David Leitch, con Keanu Reeves, Willem Dafoe. Incasso 89 milioni di dollari, budget di 30 milioni.

Trama: Il figlio di un boss della mala picchia John Wick, gli ruba l’auto e gli ammazza il cagnolino. Vendetta.

Dopo più di un decennio di computer graphica, Hollywood finalmente si risveglia grazie al lavoro di due stuntmen professionisti, Chad Stahelski e David Leitch, che avevano già lavorato con Keanu Reeves in Matrix (1999).

Cose Belle: La faccia di John Wick (Keanu Reeves) mentre toglie via il sangue del suo cagnolino dal pavimento che preannuncia la vendetta devastante. Le scene d’azione rapide e letali, combattimenti corpo a corpo e sparatorie (John Wick spara mentre picchia). Willem Dafoe che aiuta John. Il Continental e le sue regole ferree. Piccola comparsata del leggendario David Patrick Kelly (vedi Commando) nel ruolo di Charlie, quello che viene a pulire casa dopo un massacro.

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Furie – hai rapito la figlia sbagliata

2019. Regia di Lê Văn Kiệt, con Veronica Ngô. Distribuito su Netflix.

Trama: Una mamma deve recuperare la figlia rapita

La classica scusa per far menare, ovvero rapisco tua figlia. E’ un remake di Io vi troverò, che a sua volta è un remake di Commando, in versione femminile. Considerando che è un film vietnamita (a tutt’oggi questo è il primo e unico film vietnamita che conosco e che ho visto) il risultato è ottimo.

Cose belle: La protagonista Veronica Ngo che dà un sacco di botte. Tanti combattimenti corpo a corpo. lo scontro finale con la cattiva nel vagone e le botte contro gli uomini armati, anche se durano poco.

Cose brutte: nessuna

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The raid – Dall’Indonesia con furore

2011. Regia di Garreth Evans, Iko Uwais. Budget 1.1 milioni, incasso 9.3 milioni.

Trama: Una squadra speciale della polizia indonesiana fa irruzione in un grattacielo residenza del boss del crimine.

Il regista inglese Garreth Evans insieme a un gruppo di pazzi indonesiani, primo fra tutti Iko Uwais, realizza uno dei più grandi film d’azione della storia.

Cose belle: Botte, botte e ancora botte. Gente ammazzata con coltelli, accette e tutto quello che capita. Il leggendario Yayan Ruhian aka Mad Dog e il combattimento a tre. le tante sparatorie e le slow motion.

Cose brutte: nessuna

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The Foreigner – Jackie Chan in versione drammatica

2017. Regia di Martin Campbell, con Jackie Chan e Pierce Brosnan. Budget 35 milioni, incasso 145 milioni.

Trama: Jackie è disposto a tutto per trovare e uccidere i terroristi che hanno provocato la morte di sua figlia durante un attentato.

Negli anni 2000, Jackie è ormai famoso in tutto il mondo e nonostante abbia ormai raggiunto e superato i 50 anni continua a realizzare film d’azione senza limiti. Oltre ai vari sequel di Rush Hour e Pallottole Cinesi lo troviamo protagonista in diversi altri film hollywoodiani, tra cui Lo smoking, Operazione Spy Sitter e The Karate Kid.

Se da un lato Jackie continua con le sue classiche botte comiche, dall’altro sperimenta anche qualcosa di diverso, vuole aggiungere un tono drammatico. Prende allora un suo vecchio classico, Police Story e lo rimette in scena cambiandone completamente lo stile, toglie le gag innocenti ed ingenue e inserisce invece violenza e dramma in New Police Story e Police Story 2013. I risultati però sono deludenti, non è facile distruggere di colpo la maschera che ha portato per più di 30 anni.

Jackie non si arrende e la vera svolta in questo senso arriva nel 2017 con il ruolo da protagonista nel thriller drammatico The Foreigner diretto da Martin Campbell (quello di Goldeneye e Casino Royale).

Cose belle: Jackie riesce alla grande ad interpretare un ruolo drammatico e a trasmettere la sofferenza di un uomo che perso la figlia (molto intensa la scena di lui da solo nella cameretta della figlia). Manca il lato comico e non ci sono quelle acrobazie folli di Police Story ma Jackie comunque riesce a mantenere un buon numero di combattimenti e inseguimenti che mantengono viva l’azione.

Cose brutte: nessuna.

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Peppermint – Pierre Morel ci riprova

2018. Regia di Pierre Morel, con Jennifer Garner. Budget 25 milioni, incasso 55 milioni.

Trama: ammazzano la famiglia di Jennifer e lei si vendica.

Pierre Morel, grazie alla produzione di Luc Besson, ci ha regalato capolavori come Banlieue 13 e Io vi troverò, poi nel 2015 decide di fare da solo e con The gunman provato a rifare con Sean Penn quello che aveva fatto nel 2008 con Liam Neeson.

Nel 2018 ci riprova con un nuovo “giustiziere della notte” (l’ennesimo), sempre 50enne ma stavolta una donna, la Jennifer Garner di Alias e Elettra che qui diventa l’angelo della vendetta tra i poveri e per i poveri.

Cose belle: Jennifer Garner.

Cose brutte: manca di originalità e le botte sono abbastanza scarse, per vedere il primo massacro dei cattivi dobbiamo aspettare più di 45 minuti.

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6 Underground – Basta con i robotoni giganti che si menano

Michael Bay abbandona i Transformers e torna con le sparatorie-esplosioni delle persone in carne e ossa dei tempi di Bad Boys, scimmiottando Fast and Furious.

Film strapieno di computer graphica e stuntmen ma completamente privo di attori. Il risultato è un film senza senso ma comunque bellissimo.

Cose belle: i primi 20 minuti a Firenze e in particolare la donna in rosso sulla vespa e la burinità americana con cui viene profanata la cultura e l’arte fiorentina. Incidenti e auto che esplodono come se non ci fosse un domani. Le musiche tamarre. L’importanza della “famiglia” che fa parodia a Fast and Furious.

Cose brutte: trama e personaggi inesistenti (ma in fondo che ce frega?)

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Anni 2010

Terminator: Dark Fate – il giorno del giudizio è inevitabile

2019. Regia di Time Miller. Soggetto di James Cameron. Sceneggiatura di David S. Goyer, Justin Rhodes, Billy Ray. Prodotto da James Cameron. Protagonista Arnold Shwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Gabriel Luna, Natalia Reyes. Budget 190 milioni, incasso 260 milioni.

Trama: Alla fine le macchine sono riuscite a uccidere John Connor e ora c’è un nuovo futuro leader della resistenza da proteggere.

Ormai gli schemi li avevano provati tutti dopo Terminator 2: tentare ancora di uccidere John Connor da grande, raccontare John Connor dopo il giorno del giudizio, trasformare John Connor in un Terminator. I risultati sempre peggiori.

Questa volta si tenta un nuovo percorso, mantenere lo stesso schema narrativo di Terminator 2 ma con personaggi nuovi. John Connor è stato ucciso dall’ennesimo Terminator inviato indietro nel tempo così il futuro cambia ma non come aveva programmato Skynet perché morto un papa se ne fa un altro e inevitabilmente c’è un nuovo futuro leader della resistenza umana. Di conseguenza c’è un nuovo Terminator cattivo mandato dal futuro per ucciderlo e un nuovo guerriero mandato dalla resistenza per proteggerlo.

Per mantenere comunque un legame nostalgico con il passato si richiama in scena la leggendaria Sarah Connor (la 60enne Linda Hamilton) e il leggendario T-800 (il 70enne Arnold Schwarzenegger).

Il risultato non è male, non c’è ovviamente quella magia dell’insuperabile secondo capitolo però sicuramente meglio del quinto e forse anche del terzo e quarto.

Molto discutibile la storiella che il T-800 sviluppa un coscienza, diventa Carl il tappezziere e si fa una famiglia. In realtà il vero problema è che l’hanno presentata male, come fosse un intermezzo comico, con Schwarzenegger che elenca le sue grandi doti come marito (“Sono molto simpatico”). L’idea in se però non è del tutto stupida, e magari messa in scena diversamente avrebbe fatto emergere meglio un tema fondamentale dell’esistenza umana, il significato della vita. Forse il Terminator è riuscito a capire meglio degli umani (vedi Sarah Connor) l’importanza di “resettarsi” e ricercare uno nuovo scopo per cui vivere?

Cose belle: il personaggio di Sarah Connor e la sua entrata in scena con una supermitragliatrice e un lancia razzi. Mackenzie Davis che da un sacco di botte anche nuda. Il cattivo che si sdoppia e diventa due cattivi che menano. Divertenti le botte sull’aereo che precipita e lo scontro finale nella fabbrica.

Cose brutte: Dani Ramos che dovrebbe essere la vera protagonista resta troppo nell’ombra. Debole anche Schwarzenegger che si rende più elemento comico che altro.