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Anni 2010

John Wick 3

Continua la guerra di John Wick contro il mondo, questa volta nuovi combattimenti con libri, coltelli, spade, cavalli, e moto. Nuove espansioni del mondo Wickiano, con il personaggio del Direttore di Anjelica Huston, e il misterioso e onnipotente Reggente di Saïd Taghmaoui. Nel cast sempre Ian MCshane, Lance Reddick e Laurence Fishburne, ottima scelta la new entry Halle Barry che però a mio parere poteva essere usata di più. Anche questo capitolo pieno di citazioni e omaggi: per la seconda volta abbiamo in apertura Buster Keaton, una scena del film The Goat si può vedere negli schermi in piazza, la sequenza di botte finale oltre a omaggiare Police Story di Jackie Chan per la quantità di vetri sfondati con il corpo, Keaunu Reeves affronta Cecep Arif Rahman e Yayan Ruhian protagonista di quel capolavoro d’azione indonesiano che The Raid, e questa volta anche Sergio Leone quando John avvicina all’orecchio il tamburo del revolver, stesso gesto compie Eli Wallach in Il buono, il brutto e il cattivo. Anche la scelta del combattimento contro il cestista Boban Marjanović, sembra essere un tributo al combattimento di Bruce Lee contro Kareem Abdul-Jabbar nel film rimasto incompiuto Game of Death.

John Wick 3. Regia di Chad Stahelski. Protagonista Keanu Reeves, Halle Barry e Laurence Fishburne. Budget 75 milioni, incasso 327 milioni.

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Anni 2010

John Wick 2

Ancora più azione (con un kill count di 116) ma soprattutto nuova espansione del mondo di John Wick, le regole del “pegno” costringono il protagonista a tornare in azione così conosciamo il Continental romano diretto da Franco Nero e il misterioso mondo suburbano dei senzatetto di Laurence Fishburne. Tanto citazionismo, nella sequenza iniziale si può vedere una scena del film Sherlock jr di Buster Keaton proiettata sulla facciata di un palazzo, la scena finale con gli specchi rimanda a I tre dell’operazione drago con Bruce Lee e ancora prima a The Circus di Charlie Chaplin, il famoso poster con la faccia di Wick circondata da pistole è un remake di un identico poster fatto da Harold Lloyd 100 anni prima. Di nuovo Chad Stahelski alla regia mentre David Leitch era contemporaneamente impegnato come regista di Atomica Bionda, combattimenti in Ju-Jitsu brasiliano diretti dai fratelli Machado. Nel cast anche i nostri Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini. Peccato per il personaggio di Ruby Rose, meritava più spazio, soprattutto nello scontro finale.

Senza dubbio tra i 100 migliori film d’azione della storia.

2017. Regia di Chad Stahelski, con Keanu Reeves, Ian Mcshane, Lance Reddick, Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini, Laurence Fishburne, Franco nero, Ruby Rose. Budget 40 milioni, incasso 171 milioni.

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Anni 2010

John Wick

La storia è questa: Keanu Reeves a un certo punto gli parte la crisi di mezza età e decide che deve fare film di botte, ma di botte serie. Così nel 2013 si dedica contemporaneamente a 47 Ronin e a Man of Tai Chi di cui fa proprio il regista, ma entrambi si traducono in un enorme fallimento. Keanu non si arrende, insiste e persiste finché si imbatte in una sceneggiatura scritta da Derek Kolstad, chiama Chad Stahelski e David Leitch che erano gli stunt-man con cui aveva lavorato per Matrix e li convince non solo a dirigere le scene d’azione ma a proporsi proprio come registi. Il progetto parte e il risultato è un nuovo tipo di film d’azione, completamente gestito da stunt-man, che grazie anche all’ottimo coreografo Jonathan Eusebio, ci regala sequenze d’azione perfette.

Il team di stunt-men non fa solo azione, ma riesce anche nella creazione del mito, la leggenda dell’infallibile killer John Wick, l’uomo nero. Tanti i riferimenti, The Killer, Frank Costello faccia d’angelo, per cui il tema centrale è quello dell’uomo solo e della sua vendetta ma con il tocco di classe: i cattivi non uccidono la moglie ma gli ammazzano il cane e gli rubano la macchina. Vendetta, tremenda vendetta.

Nel cast anche l’ottimo Willem Dafoe, e ben fatto anche il cattivo Nyqvist. Molto affascinante il mondo del Continental e la figura del direttore Winston. Divertente comparsata del leggendario David Patrick Kelly (vedi Commando) nel ruolo di Charlie, quello che ti viene a pulire casa dopo un massacro.

John Wick segna la nascita di uno nuovo cinema d’azione hollywoodiano, una dura risposta ai film di supereroi dove domina la computer grafica (è scontato che Reeves in questo film non ha stuntman).

Senza dubbio tra i 100 migliori film d’azione della storia.

2014. Regia di Chad Stahelski e David Leitch, con Keanu Reeves, Willem Dafoe, Ian Mcshane, Michael Nyqvist, Adrianne Palicki, Lance Reddick. Incasso 89 milioni di dollari, budget di 30 milioni.

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Anni 2010 Commenti brevi

Furie – hai rapito la figlia sbagliata

2019. Regia di Lê Văn Kiệt, con Veronica Ngô. Distribuito su Netflix.

Trama: Una mamma deve recuperare la figlia rapita

La classica scusa per far menare, ovvero rapisco tua figlia. E’ un remake di Io vi troverò, che a sua volta è un remake di Commando, in versione femminile. Considerando che è un film vietnamita (a tutt’oggi questo è il primo e unico film vietnamita che conosco e che ho visto) il risultato è ottimo.

Cose belle: La protagonista Veronica Ngo che dà un sacco di botte. Tanti combattimenti corpo a corpo. lo scontro finale con la cattiva nel vagone e le botte contro gli uomini armati, anche se durano poco.

Cose brutte: nessuna

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Anni 2010 Commenti brevi

The raid – Dall’Indonesia con furore

2011. Regia di Garreth Evans, Iko Uwais. Budget 1.1 milioni, incasso 9.3 milioni.

Trama: Una squadra speciale della polizia indonesiana fa irruzione in un grattacielo residenza del boss del crimine.

Il regista inglese Garreth Evans insieme a un gruppo di pazzi indonesiani, primo fra tutti Iko Uwais, realizza uno dei più grandi film d’azione della storia.

Cose belle: Botte, botte e ancora botte. Gente ammazzata con coltelli, accette e tutto quello che capita. Il leggendario Yayan Ruhian aka Mad Dog e il combattimento a tre. le tante sparatorie e le slow motion.

Cose brutte: nessuna

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Anni 2010 Commenti brevi

The Foreigner – Jackie Chan in versione drammatica

2017. Regia di Martin Campbell, con Jackie Chan e Pierce Brosnan. Budget 35 milioni, incasso 145 milioni.

Trama: Jackie è disposto a tutto per trovare e uccidere i terroristi che hanno provocato la morte di sua figlia durante un attentato.

Negli anni 2000, Jackie è ormai famoso in tutto il mondo e nonostante abbia ormai raggiunto e superato i 50 anni continua a realizzare film d’azione senza limiti. Oltre ai vari sequel di Rush Hour e Pallottole Cinesi lo troviamo protagonista in diversi altri film hollywoodiani, tra cui Lo smoking, Operazione Spy Sitter e The Karate Kid.

Se da un lato Jackie continua con le sue classiche botte comiche, dall’altro sperimenta anche qualcosa di diverso, vuole aggiungere un tono drammatico. Prende allora un suo vecchio classico, Police Story e lo rimette in scena cambiandone completamente lo stile, toglie le gag innocenti ed ingenue e inserisce invece violenza e dramma in New Police Story e Police Story 2013. I risultati però sono deludenti, non è facile distruggere di colpo la maschera che ha portato per più di 30 anni.

Jackie non si arrende e la vera svolta in questo senso arriva nel 2017 con il ruolo da protagonista nel thriller drammatico The Foreigner diretto da Martin Campbell (quello di Goldeneye e Casino Royale).

Cose belle: Jackie riesce alla grande ad interpretare un ruolo drammatico e a trasmettere la sofferenza di un uomo che perso la figlia (molto intensa la scena di lui da solo nella cameretta della figlia). Manca il lato comico e non ci sono quelle acrobazie folli di Police Story ma Jackie comunque riesce a mantenere un buon numero di combattimenti e inseguimenti che mantengono viva l’azione.

Cose brutte: nessuna.

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Peppermint – Pierre Morel ci riprova

2018. Regia di Pierre Morel, con Jennifer Garner. Budget 25 milioni, incasso 55 milioni.

Trama: ammazzano la famiglia di Jennifer e lei si vendica.

Pierre Morel, grazie alla produzione di Luc Besson, ci ha regalato capolavori come Banlieue 13 e Io vi troverò, poi nel 2015 decide di fare da solo e con The gunman provato a rifare con Sean Penn quello che aveva fatto nel 2008 con Liam Neeson.

Nel 2018 ci riprova con un nuovo “giustiziere della notte” (l’ennesimo), sempre 50enne ma stavolta una donna, la Jennifer Garner di Alias e Elettra che qui diventa l’angelo della vendetta tra i poveri e per i poveri.

Cose belle: Jennifer Garner.

Cose brutte: manca di originalità e le botte sono abbastanza scarse, per vedere il primo massacro dei cattivi dobbiamo aspettare più di 45 minuti.

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6 Underground – Michael Bay distrugge Firenze

Michael Bay abbandona i Transformers e torna con le sparatorie-esplosioni delle persone in carne e ossa dei tempi di Bad Boys. Evidente scimmiottamento di Fast and Furious. I primi 20 minuti girati a Firenze. Film strapieno di computer graphica e stuntmen ma completamente privo di attori. Il risultato è un film senza senso ma comunque divertente. Consigliato solo sti appassionati. 2019. USA. Regia di Michael Bay, con Ryan Reynolds, Melanie Laurent, Manuel Garcia Rulfo, Ben Hardy, Adria Arjona, Dave Franco, Corey Hawkins

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Anni 2010

Terminator: Dark Fate – il giorno del giudizio è inevitabile

2019. Regia di Time Miller. Soggetto di James Cameron. Sceneggiatura di David S. Goyer, Justin Rhodes, Billy Ray. Prodotto da James Cameron. Protagonista Arnold Shwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Gabriel Luna, Natalia Reyes. Budget 190 milioni, incasso 260 milioni.

Ormai gli schemi li avevano provati tutti dopo Terminator 2: tentare ancora di uccidere John Connor da grande, raccontare John Connor dopo il giorno del giudizio, trasformare John Connor in un Terminator. I risultati sempre peggiori.

Questa volta si tenta un nuovo percorso, mantenere lo stesso schema narrativo di Terminator 2 ma con personaggi nuovi. John Connor è stato ucciso dall’ennesimo Terminator inviato indietro nel tempo così il futuro cambia ma non come aveva programmato Skynet perché morto un papa se ne fa un altro e inevitabilmente c’è un nuovo futuro leader della resistenza umana. Di conseguenza c’è un nuovo Terminator cattivo mandato dal futuro per ucciderlo e un nuovo guerriero mandato dalla resistenza per proteggerlo.

Per mantenere comunque un legame nostalgico con il passato si richiama in scena la leggendaria Sarah Connor (la 60enne Linda Hamilton) e il leggendario T-800 (il 70enne Arnold Schwarzenegger).

Il risultato non è male, non c’è ovviamente quella magia dell’insuperabile secondo capitolo però sicuramente meglio del quinto e forse anche del terzo e quarto.

Molto discutibile la storiella che il T-800 sviluppa un coscienza, diventa Carl il tappezziere e si fa una famiglia. In realtà il vero problema è che l’hanno presentata male, come fosse un intermezzo comico, con Schwarzenegger che elenca le sue grandi doti come marito (“Sono molto simpatico”). L’idea in se però non è del tutto stupida, e magari messa in scena diversamente avrebbe fatto emergere meglio un tema fondamentale dell’esistenza umana, il significato della vita. Forse il Terminator è riuscito a capire meglio degli umani (vedi Sarah Connor) l’importanza di “resettarsi” e ricercare uno nuovo scopo per cui vivere?

Resta comunque bellissimo il personaggio di Sarah Connor e la sua entrata in scena con una supermitragliatrice e un lancia razzi, ottima anche Mackenzie Davis che da un sacco di botte. Carina la novità del cattivo che ora si sdoppia e diventa due cattivi che menano. Divertenti le botte sull’aereo che precipita e lo scontro finale nella fabbrica.

Il personaggio di Dani Ramos che dovrebbe essere la vera protagonista resta troppo nell’ombra e si fa notare solo nel momento di fare i banali discorsi da leader dell’umanità.

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Rambo: Last Blood – Come il quarto però fatto meglio

2019. Regia di Adrian Grunberg. Sceneggiatura di Sylvester Stallone e Matthew Cirulnick.

Trama: Rambo si scontra con dei narcotrafficanti messicani

John Rambo, ormai 73 anni, tornato a casa, nel suo ranch di famiglia, addestra cavalli e convive con una ragazzina e relativa nonna che gli vogliono tanto bene. Nel tempo libero salva gente a caso dalle calamità naturali, e costruisce decine e decine di tunnel sotterranei senza alcun motivo (ma in fondo se sei un Rambo in pensione come lo vuoi passare il tempo?).

Stallone finalmente dopo Vietnam, Afghanistan e Birmania, riporta l’azione sul suolo americano. Il nemico però resta lo straniero, in questo caso i messicani. Sarebbe stato bello se in questo Last Blood (di nome e di fatto) Rambo avesse combattuto di nuovo una guerra interna, contro i suoi stessi concittadini americani, come quella del First Blood, sarebbe stata una chiusa perfetta e invece no. Comunque alla fine quello che importa è vedere Rambo che nonostante l’età, ammazza tutti e lo fa alla grande, molto meglio del quarto capitolo.

Si fa ancora più forte quella rappresentanzione macabra e splatter dell’azione tanto che nella sequenza finale sembra di vedere un film della saga di Halloween o Venerdì 13. Una quantità indefinita di cattivi lo vanno a prendere a casa e lui li uccide uno per uno con varie trappole di ogni genere, raggiungendo l’epicità nell’ultimo ammazzamento in tre fasi: prima con arco e frecce, poi coltello, poi le mani (non ve lo racconto nei dettagli, guardatelo voi stessi).

Cose Belle: I vari modi in cui Rambo ammazza la gente (potrei elencare tutte le varie morti ma vi rovinerei lo spettacolo), il massacro finale con One to five dei Doors (non ci sono più le musiche di Goldsmith).

Cose brutte: nessuna

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The Equalizer – anche Denzel Washington è un uomo tranquillo che è meglio non fare incazzare

2014. regia di Antoine Fuqua, con Denzel Washington, Marton Csokas e Bill Pullman. Budget 60 milioni, incasso 192 milioni.

Trama: Un ex-CIA dal buon cuore vuole aiutare una povera ragazza a liberarsi dalla mafia russa.

Remake dell’omonima serie tv anni ‘80 (in Italia “Un giustiziere a New York”), con Edward Woodward. Il regista è Antoine Fuqua, uno che ha sempre mischiato thriller, dramma e azione (vedi Traning Day del 2003 sempre con Denzel Washington, o anche Southpaw o anche il primo capitolo della serie di Attacco al potere con Gerald Butler). Piccolo ruolo per David Harbour, lo sceriffo Jim Hopper di Stranger Things. Comparsata di Robert Wahlberg, fratello di Mark. Sprecatissimo Bill Pullman.

Cose belle: le botte al ristorante dei russi per 9800 dollari. La Great Eastern che salta in aria. La lunga sequenza finale di botte e sparatorie nel megastore.

Cose brutte: troppo lungo (più di 120 minuti). Nonostante le ottime sequenze di botte con Washington, Fuqua si dilunga troppo per farci capire quanto buono e giusto sia il protagonista. Le prima botte arrivano dopo ben 30 minuti.

Un sequel abbastanza inutile nel 2018 sempre diretto da Fuqua.

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Skyscraper – La potenza inarrestabile di Dwayne Johnson

2018. Regia di Rawson Marshall Thurber e con Dwayne Johnson e Neve Campbell. Budget 125 milioni, incasso 305 milioni.

The rock deve salvare la sua famiglia intrappolata in un grattacielo in fiamme

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Taken 2 – se vuoi far sapere a qualcuno dove sei, lancia una granata

2012. Regia di Olivier Megaton. Scritto da Luc Besson e Robert Mark Kamen, prodotto da Luc Besson, con Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Rade Šerbedžija. Budget 45 milioni, incasso 376 milioni.

Trama: La vendetta degli albanesi di Tropoje.

Avete mai immaginato un sequel di Commando? I parenti del generale Arius o un figlio segreto di Bennett che si vendicano della strage compiuta da John Matrix. Negli anni ’80 nessuno sentì il bisogno di fare un sequel di Commando, il cinema d’azione era appena esploso e Hollywood sfornava nuovi film d’azione con nuove star d’azione praticamente ogni mese. Invece negli anni 2000 la situazione è diversa, il classico cinema d’azione è ormai tramontato e ora Hollywood ogni mese sforna film di supereroi. Luc Besson aveva lanciato il primo S.O.S. dall’Europa già con il primo Taken nel 2008 ma i soccorsi tardavano ad arrivare. L’unico che aveva ricevuto e compreso il messaggio è stato Stallone che ha cercato di riavviare il sistema con I Mercenari nel 2010, ma il Marvel Cinematic Universe fa incassi stratosferici e quindi Hollywood continua a produrre ogni mese film di supereroi. Dunque Luc Besson sente la necessità di mandare un secondo segnale, Taken 2 – la vendetta.

Cose belle: Maggie Grace, in bikini e camicetta, che lancia granate per le strade di Istanbul per far capire al padre dove si trova. L’inseguimento automobilistico che si conclude con l’irruzione nell’ambasciata americana (che comunque non sta a Istanbul ma ad Ankara). Il combattimento finale.

Cose brutte: troppo miele. Kim con il fidanzatino. Kim che prova a far rinnamorare i genitori. Lenny che litiga con il marito e ricasca tra le braccia di Bryan.

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Anni 2010 Commenti brevi

Il Primo Re – Esiste un cinema d’azione italiano?

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2019. Regia di Matteo Rovere, con Alessandro Borghi, Alessio Lapice. Budget di 8 milioni.

Trama: Romolo e Remo alla ricerca di un territorio dove fondare una città.

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Anni 2010 Commenti brevi

Revenger – La vendetta di un uomo di poche parole

2018. Regia di Seung-Won Lee, con Bruce Khan, Hee-soon Park, Jin-seo Yoon. In Italia, in lingua originale, su Netflix.

Trama: Un uomo decisamente di poche parole, sbarca su un isola-prigione per vendicare l’assassinio della sua famiglia.