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Peppermint – Pierre Morel ci riprova

2018. Regia di Pierre Morel, con Jennifer Garner. Budget 25 milioni, incasso 55 milioni.

Trama: ammazzano la famiglia di Jennifer e lei si vendica.

Pierre Morel, grazie alla produzione di Luc Besson, ci ha regalato capolavori come Banlieue 13 e Io vi troverò, poi nel 2015 decide di fare da solo e con The gunman provato a rifare con Sean Penn quello che aveva fatto nel 2008 con Liam Neeson.

Nel 2018 ci riprova con un nuovo “giustiziere della notte” (l’ennesimo), sempre 50enne ma stavolta una donna, la Jennifer Garner di Alias e Elettra che qui diventa l’angelo della vendetta tra i poveri e per i poveri.

Cose belle: Jennifer Garner.

Cose brutte: manca di originalità e le botte sono abbastanza scarse, per vedere il primo massacro dei cattivi dobbiamo aspettare più di 45 minuti.

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6 Underground – Basta con i robotoni giganti che si menano

Michael Bay abbandona i Transformers e torna con le sparatorie-esplosioni delle persone in carne e ossa dei tempi di Bad Boys, scimmiottando Fast and Furious.

Film strapieno di computer graphica e stuntmen ma completamente privo di attori. Il risultato è un film senza senso ma comunque bellissimo.

Cose belle: i primi 20 minuti a Firenze e in particolare la donna in rosso sulla vespa e la burinità americana con cui viene profanata la cultura e l’arte fiorentina. Incidenti e auto che esplodono come se non ci fosse un domani. Le musiche tamarre. L’importanza della “famiglia” che fa parodia a Fast and Furious.

Cose brutte: trama e personaggi inesistenti (ma in fondo che ce frega?)

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Terminator: Dark Fate – il giorno del giudizio è inevitabile

2019. Regia di Time Miller. Soggetto di James Cameron. Sceneggiatura di David S. Goyer, Justin Rhodes, Billy Ray. Prodotto da James Cameron. Protagonista Arnold Shwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Gabriel Luna, Natalia Reyes. Budget 190 milioni, incasso 260 milioni.

Trama: Alla fine le macchine sono riuscite a uccidere John Connor e ora c’è un nuovo futuro leader della resistenza da proteggere.

Ormai gli schemi li avevano provati tutti dopo Terminator 2: tentare ancora di uccidere John Connor da grande, raccontare John Connor dopo il giorno del giudizio, trasformare John Connor in un Terminator. I risultati sempre peggiori.

Questa volta si tenta un nuovo percorso, mantenere lo stesso schema narrativo di Terminator 2 ma con personaggi nuovi. John Connor è stato ucciso dall’ennesimo Terminator inviato indietro nel tempo così il futuro cambia ma non come aveva programmato Skynet perché morto un papa se ne fa un altro e inevitabilmente c’è un nuovo futuro leader della resistenza umana. Di conseguenza c’è un nuovo Terminator cattivo mandato dal futuro per ucciderlo e un nuovo guerriero mandato dalla resistenza per proteggerlo.

Per mantenere comunque un legame nostalgico con il passato si richiama in scena la leggendaria Sarah Connor (la 60enne Linda Hamilton) e il leggendario T-800 (il 70enne Arnold Schwarzenegger).

Il risultato non è male, non c’è ovviamente quella magia dell’insuperabile secondo capitolo però sicuramente meglio del quinto e forse anche del terzo e quarto.

Molto discutibile la storiella che il T-800 sviluppa un coscienza, diventa Carl il tappezziere e si fa una famiglia. In realtà il vero problema è che l’hanno presentata male, come fosse un intermezzo comico, con Schwarzenegger che elenca le sue grandi doti come marito (“Sono molto simpatico”). L’idea in se però non è del tutto stupida, e magari messa in scena diversamente avrebbe fatto emergere meglio un tema fondamentale dell’esistenza umana, il significato della vita. Forse il Terminator è riuscito a capire meglio degli umani (vedi Sarah Connor) l’importanza di “resettarsi” e ricercare uno nuovo scopo per cui vivere?

Cose belle: il personaggio di Sarah Connor e la sua entrata in scena con una supermitragliatrice e un lancia razzi. Mackenzie Davis che da un sacco di botte anche nuda. Il cattivo che si sdoppia e diventa due cattivi che menano. Divertenti le botte sull’aereo che precipita e lo scontro finale nella fabbrica.

Cose brutte: Dani Ramos che dovrebbe essere la vera protagonista resta troppo nell’ombra. Debole anche Schwarzenegger che si rende più elemento comico che altro.

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Rambo: Last Blood – Come il quarto però fatto meglio

‘Rambo: Last Blood’: Revenge, cold and crimson

2019. Regia di Adrian Grunberg. Sceneggiatura di Sylvester Stallone e Matthew Cirulnick.

Trama: Rambo si scontra con dei narcotrafficanti messicani

John Rambo, ormai 73 anni, tornato a casa, nel suo ranch di famiglia, addestra cavalli e convive con una ragazzina e relativa nonna che gli vogliono tanto bene. Nel tempo libero salva gente a caso dalle calamità naturali, e costruisce decine e decine di tunnel sotterranei senza alcun motivo (ma in fondo se sei un Rambo in pensione come lo vuoi passare il tempo?).

Stallone finalmente dopo Vietnam, Afghanistan e Birmania, riporta l’azione sul suolo americano. Il nemico però resta lo straniero, in questo caso i messicani. Sarebbe stato bello se in questo Last Blood (di nome e di fatto) Rambo avesse combattuto di nuovo una guerra interna, contro i suoi stessi concittadini americani, come quella del First Blood, sarebbe stata una chiusa perfetta e invece no. Comunque alla fine quello che importa è vedere Rambo che nonostante l’età, ammazza tutti e lo fa alla grande, molto meglio del quarto capitolo.

Si fa ancora più forte quella rappresentanzione macabra e splatter dell’azione tanto che nella sequenza finale sembra di vedere un film della saga di Halloween o Venerdì 13. Una quantità indefinita di cattivi lo vanno a prendere a casa e lui li uccide uno per uno con varie trappole di ogni genere, raggiungendo l’epicità nell’ultimo ammazzamento in tre fasi: prima con arco e frecce, poi coltello, poi le mani (non ve lo racconto nei dettagli, guardatelo voi stessi).

Cose Belle: I vari modi in cui Rambo ammazza la gente (potrei elencare tutte le varie morti ma vi rovinerei lo spettacolo), il massacro finale con One to five dei Doors (non ci sono più le musiche di Goldsmith).

Cose brutte: nessuna

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The Equalizer – anche Denzel Washington è un uomo tranquillo che è meglio non fare incazzare

2014. regia di Antoine Fuqua, con Denzel Washington, Marton Csokas e Bill Pullman. Budget 60 milioni, incasso 192 milioni.

Trama: Un ex-CIA dal buon cuore vuole aiutare una povera ragazza a liberarsi dalla mafia russa.

Remake dell’omonima serie tv anni ‘80 (in Italia “Un giustiziere a New York”), con Edward Woodward. Il regista è Antoine Fuqua, uno che ha sempre mischiato thriller, dramma e azione (vedi Traning Day del 2003 sempre con Denzel Washington, o anche Southpaw o anche il primo capitolo della serie di Attacco al potere con Gerald Butler). Piccolo ruolo per David Harbour, lo sceriffo Jim Hopper di Stranger Things. Comparsata di Robert Wahlberg, fratello di Mark. Sprecatissimo Bill Pullman.

Cose belle: le botte al ristorante dei russi per 9800 dollari. La Great Eastern che salta in aria. La lunga sequenza finale di botte e sparatorie nel megastore.

Cose brutte: troppo lungo (più di 120 minuti). Nonostante le ottime sequenze di botte con Washington, Fuqua si dilunga troppo per farci capire quanto buono e giusto sia il protagonista. Le prima botte arrivano dopo ben 30 minuti.

Un sequel abbastanza inutile nel 2018 sempre diretto da Fuqua.

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Skyscraper – La potenza inarrestabile di Dwayne Johnson

2018. Regia di Rawson Marshall Thurber e con Dwayne Johnson e Neve Campbell. Budget 125 milioni, incasso 305 milioni.

The rock deve salvare la sua famiglia intrappolata in un grattacielo in fiamme

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Taken 2 – se vuoi far sapere a qualcuno dove sei, lancia una granata

2012. Regia di Olivier Megaton. Scritto da Luc Besson e Robert Mark Kamen, prodotto da Luc Besson, con Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Rade Šerbedžija. Budget 45 milioni, incasso 376 milioni.

Trama: La vendetta degli albanesi di Tropoje.

Avete mai immaginato un sequel di Commando? I parenti del generale Arius o un figlio segreto di Bennett che si vendicano della strage compiuta da John Matrix. Negli anni ’80 nessuno sentì il bisogno di fare un sequel di Commando, il cinema d’azione era appena esploso e Hollywood sfornava nuovi film d’azione con nuove star d’azione praticamente ogni mese. Invece negli anni 2000 la situazione è diversa, il classico cinema d’azione è ormai tramontato e ora Hollywood ogni mese sforna film di supereroi. Luc Besson aveva lanciato il primo S.O.S. dall’Europa già con il primo Taken nel 2008 ma i soccorsi tardavano ad arrivare. L’unico che aveva ricevuto e compreso il messaggio è stato Stallone che ha cercato di riavviare il sistema con I Mercenari nel 2010, ma il Marvel Cinematic Universe fa incassi stratosferici e quindi Hollywood continua a produrre ogni mese film di supereroi. Dunque Luc Besson sente la necessità di mandare un secondo segnale, Taken 2 – la vendetta.

Cose belle: Maggie Grace, in bikini e camicetta, che lancia granate per le strade di Istanbul per far capire al padre dove si trova. L’inseguimento automobilistico che si conclude con l’irruzione nell’ambasciata americana (che comunque non sta a Istanbul ma ad Ankara). Il combattimento finale.

Cose brutte: troppo miele. Kim con il fidanzatino. Kim che prova a far rinnamorare i genitori. Lenny che litiga con il marito e ricasca tra le braccia di Bryan.

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Il Primo Re – Esiste un cinema d’azione italiano?

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2019. Regia di Matteo Rovere, con Alessandro Borghi, Alessio Lapice. Budget di 8 milioni.

Trama: Romolo e Remo alla ricerca di un territorio dove fondare una città.

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Revenger – La vendetta di un uomo di poche parole

2018. Regia di Seung-Won Lee, con Bruce Khan, Hee-soon Park, Jin-seo Yoon. In Italia, in lingua originale, su Netflix.

Trama: Un uomo decisamente di poche parole, sbarca su un isola-prigione per vendicare l’assassinio della sua famiglia.

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Polar – quando ti rendi conto che uccidere qualcuno è più conveniente che pagarlo

2019. Regia del batterista svedese Jonas Akerlund e con Mads Mikkelsen e Vanessa Hudgens. Tratto dal fumetto “Polar: Came from the cold” del 2012 di Víctor Santos,

Uno dei più bravi killer professionisti sta per andare in pensione e vuole una buonuscita di 8 milioni di dollari ma il suo capo si rende conto che è più conveniente ucciderlo che pagarlo.

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Revenge – “Voi donne dovete sempre scatenare un putiferio”

2017. Regia e scenggiatura di Coralie Fargeat, protagonista l’italiana Matilda Lutz

Una sexy-girl viene invitata dal suo amante nel bel mezzo del nulla per allietare un noioso week-end di soli maschi. Cos’altro aggiungere?

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Valerian e la città dei mille pianeti

2017. Regia di Luc Besson. con Cara Delevingne, Dane Dehaan, Clive Owen, Rihanna, Etthan Hawke.

Trama: In una galassia lontana lontana… Valerian e Laureline devono salvare 30 milioni di esseri viventi (non solo umani) dalla distruzione.

Basato sul fumetto francese Valérian et Laureline del 1967. E’ il film più costoso nella storia del cinema francese con un budget di 197 milioni di dollari, battendo il precedente record di Asterix alle olimpiadi (113 milioni), incasso di 225 milioni.

Cose belle: La scena iniziale con Space Oddity di David Bowie e la carrellata di capitani spaziali che danno il benvenuto agli alieni interpretati da una serie di colleghi di Luc Besson (Olivier Megaton, Louis Leterrier, Benoit Jacquot). Personaggi divertenti con cast stellare, oltre i due protagonisti abbiamo Clive Owen che fa il cattivone, Ethan Hawke che fa un mezzo-pappone, Rihanna la trasformista e comparsata anche di Rutger Hauer.

Cose brutte: trama abbastanza prevedibile e poi lo spiegone finale di Laureline su cosa sia veramente l’amore è stato davvero un brutto colpo.

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Atomica Bionda – Charlize Theron ancora più Furiosa

2017, regia di David Leicht, con Charlize Theron, James McAvoy. Incasso totale 100 milioni di dollari con un budget di 30. Sequel in produzione.

Nel 1989, Lorraine Broughton è un super agente segreto dell’MI6 inviata a Berlino per recuperare una lista di nomi (quali nomi? non importa) e per farlo dovrà picchiare una sacco di gente.

Charlize Theron non ha mai fatto un film d’azione vero e proprio, forse l’unico sarebbe Aeon Flux (2005) ma lì era tutta computer grafica e comunque non ve lo consiglio. Passati i 40 anni e fomentata dal grande successo di Mad Max Fury Road e in particolare del suo personaggio Furiosa, Charlize decide di fare sul serio, quindi compra i diritti del graphic novel “The coldest city” (dal quale è tratto il film) e assume David Leicht come regista.

Leicht è stuntman professionista che a un certo punto nel 2014 ha co-diretto insieme a Chad Stahelski quell’altro capolavoro che è John Wick. Charlize lo chiama e gli fa capire che non può essere solo George Miller (un australiano) l’unico che fa film d’azione con stuntmen e senza Computer graphica. Così mentre Fast and Furious risponde ai mostri della Marvel pompando ancora più computer grafica nelle scene d’azione, Atomica Bionda e John Wick rispondono invece con una super perfomance fisica di attori 50enni come Keanu Reeves e 40enni come Charlize Theron.

Cose Belle: Charlize Theron che si fa il bagno in una vasca piena di ghiaccio. Charlize Theron che si cura le ferite nuda davanti lo specchio con in sottofondo Cat People di David Bowie. Charlize Theron che picchia un sacco di gente a mani nude o con quello che gli capita accanto. La scena iniziale con Blue Monday dei New Order. La scena finale con Under Pressure dei Queen. Le luci cupe ma piene di colori. La scena di 10 minuti di botte in piano sequenza.

Cose Brutte: nessuna.

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Terminator: Genisys – vecchio, non obsoleto

2015. Regia di Alan Taylor, con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jay Courtney, J.K. Simmons. Budget 158 milioni, incasso 440 milioni.

Trama: Kyle Reese viene mandato indietro nel tempo come nel primo film ma stavolta trova un passato completamente diverso

È una sorta di remake/reboot simpatico, divertente e nostalgico, ma per niente emozionante. Il più deludente di tutta la serie

Cose belle: l’arrivo dei Terminator, remake della sequenza iniziale dell’originale. la scena dello scuolabus che fa una giravolta in aria. J.K.Simmons.

Cose brutte: Trama inutilmemte troppo complicata con troppi Terminator cattivi e troppi viaggi nel tempo. Emilia Clarke è simpaticissima ma la sua Sarah Connor non regge il confronto con l’originale, di mamma (che salva il mondo) ce n’è una sola. Il personaggio di Kyle Reese completamente inutile. Completamente fallimentare il tentativo di ricreare quella relazione padre-figlio di terminator 2, trasformando sarah connor in una figlia e il Terminator in un papà (tanto che quando il T-800 rischia la vita, sarah fa i capricci proprio con il dodicenne john Connor nel secondo film.


P.S. Da oggi ho deciso che non guardarò più nessun trailer o video promozionale, anche se non svelano il finale fanno comunque spoiler. Vi consiglio di fare altrettanto soprattutto per questo film.

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San Andreas – California dreamin…

2015. Regia di Brad Peyton, con Dwayne Johnson, Paul Giamatti, Carla Gugino, Alexandra Daddario. Budget di 110 milioni, incasso di 474 milioni.