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Anni 2000 Commenti brevi Jackie Chan

Pallottole Cinesi – il sole sorge a est e tramonta a ovest

2000. Regia di Tom Dey, con Jackie Chan, Owen Wilson, Lucy Liu. Budget 55 milioni, incasso 100 milioni.

Trama: La guardia imperiale Chon Wang si allea con il cowboy Ray O’Bennon per salvare salvare la principessa Pei Pei.

Dopo l’accoppiata con Chris Tucker, Jackie sperimenta un nuovo compagno, questa volta però in versione western cercando di fare un mix della cultura occidentale del far west con quella orientale delle arti marziali, in Pallottole Cinesi il cui titolo originale Shangai Noon fa il verso a High Noon (ovvero Mezzogiorno di fuoco, uno dei più famosi film western della storia).

Ne viene fuori il film più “adatto alle famiglie” di Jackie, completamente privo di sangue o qualsiasi altra cosa violenta e allo stesso tempo pieno di gag con personaggi molto semplici, i buoni si vogliono bene e i cattivi sono brutti e cattivi.

Cose belle: Jackie ci fa vedere la sua notevolissima destrezza nei movimenti (con le corde, i bastoni, i nunchaku).

Un sequel nel 2003, Due Cavalieri a Londra, molto più divertente rispetto al primo film e con più combattimenti (Jackie che combatte nella porta girevole dell’Hotel, che si difende spremendo limoni negli occhi, che imita Gene Kelly combattendo e danzando con un ombrello, che omaggia Charlie Chaplin).

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Anni 2010 Commenti brevi

6 Underground – Basta con i robotoni giganti che si menano

Michael Bay abbandona i Transformers e torna con le sparatorie-esplosioni delle persone in carne e ossa dei tempi di Bad Boys, scimmiottando Fast and Furious.

Film strapieno di computer graphica e stuntmen ma completamente privo di attori. Il risultato è un film senza senso ma comunque bellissimo.

Cose belle: i primi 20 minuti a Firenze e in particolare la donna in rosso sulla vespa e la burinità americana con cui viene profanata la cultura e l’arte fiorentina. Incidenti e auto che esplodono come se non ci fosse un domani. Le musiche tamarre. L’importanza della “famiglia” che fa parodia a Fast and Furious.

Cose brutte: trama e personaggi inesistenti (ma in fondo che ce frega?)

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Anni 2010 Commenti brevi Sylvester Stallone

Rambo: Last Blood – Come il quarto però fatto meglio

‘Rambo: Last Blood’: Revenge, cold and crimson

2019. Regia di Adrian Grunberg. Sceneggiatura di Sylvester Stallone e Matthew Cirulnick.

Trama: Rambo si scontra con dei narcotrafficanti messicani

John Rambo, ormai 73 anni, tornato a casa, nel suo ranch di famiglia, addestra cavalli e convive con una ragazzina e relativa nonna che gli vogliono tanto bene. Nel tempo libero salva gente a caso dalle calamità naturali, e costruisce decine e decine di tunnel sotterranei senza alcun motivo (ma in fondo se sei un Rambo in pensione come lo vuoi passare il tempo?).

Stallone finalmente dopo Vietnam, Afghanistan e Birmania, riporta l’azione sul suolo americano. Il nemico però resta lo straniero, in questo caso i messicani. Sarebbe stato bello se in questo Last Blood (di nome e di fatto) Rambo avesse combattuto di nuovo una guerra interna, contro i suoi stessi concittadini americani, come quella del First Blood, sarebbe stata una chiusa perfetta e invece no. Comunque alla fine quello che importa è vedere Rambo che nonostante l’età, ammazza tutti e lo fa alla grande, molto meglio del quarto capitolo.

Si fa ancora più forte quella rappresentanzione macabra e splatter dell’azione tanto che nella sequenza finale sembra di vedere un film della saga di Halloween o Venerdì 13. Una quantità indefinita di cattivi lo vanno a prendere a casa e lui li uccide uno per uno con varie trappole di ogni genere, raggiungendo l’epicità nell’ultimo ammazzamento in tre fasi: prima con arco e frecce, poi coltello, poi le mani (non ve lo racconto nei dettagli, guardatelo voi stessi).

Cose Belle: I vari modi in cui Rambo ammazza la gente (potrei elencare tutte le varie morti ma vi rovinerei lo spettacolo), il massacro finale con One to five dei Doors (non ci sono più le musiche di Goldsmith).

Cose brutte: nessuna